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6 gen 2017

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A) - UMILTÀ ORDINARIA PRIMA CHE STRAORDINARIA


BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A) - UMILTÀ ORDINARIA PRIMA CHE STRAORDINARIA

padre Gian Franco Scarpitta  

Riti di abluzione esteriore con acqua erano tipici anche al di fuori dal cristianesimo in tutti i tempi antichi, e anche quella di Giovanni era una prescrizione puramente formale, che prevedeva l'avvenuto ravvedimento dai peccati. Il Battista prevedeva infatti che chi si avvicinava a lui avesse già confessato i propri peccati, avesse optato per un ravvedimento e un proposito di emendamento, che fosse risoluto a cambiare vita e a ben disporsi per il futuro. Della realizzazione di tutto questo processo era significazione esteriore il rito dell'acqua al fiume Giordano: bagnarsi era indice di avvenuta conversione. Il Battesimo che poi instaurerà Gesù sarà invece un battesimo "in acqua e Spirito Santo", il quale sarà esso stesso a rimettere i peccati e a rigenerare; non sarà solamente un segno ma realizzerà quanto significa. Lo Spirito Santo, in altri casi associato al fuoco (Mt 11, 3), rinnoverà il soggetto che viene battezzato, restaurandolo fino in fondo perché distruggerà tutto ciò che in lui corrobora e distrugge. Esso sarà un lavacro di rigenerazione nel quale tutti siamo chiamati a morire al peccato, e che anzi ci farà morire esso stesso al peccato facendoci rinascere a vita nuova. A differenza che nel lavacro istituito da Giovanni, il Sacramento voluto da Gesù sarà amministrato da Cristo stesso che nella forma invisibile, attraverso un segno visibile, opererà la nostra trasformazione. Qualsiasi digressione sul Battesimo di Gesù non sarà mai sufficiente, poiché esso ci riguarda tutti indistintamente, poiché comporta la nostra iniziazione cristiana, l'incipit della nostra vita in Cristo e il fondamento su cui reggeranno tutti i passi successivi per guadagnare la salvezza e consolidare in noi la vita eterna (che lo stesso Battesimo conferisce). Come pure non sarà mai abbastanza raccomandare con insistenza l'opportuna preparazione previa al Battesimo ai catechisti e ai genitori che presentano in chiesa i propri bambini molto spesso semplicemente allo scopo di esaltarli con il fasto di un esteriore festeggiamento. Il Sacramento di Cristo è il vestibolo d'ingresso alla vita e alla santità, il fondamento da cui tutto ha inizio in quanto tutto con esso inizia trova ragion d'essere e non è mai legittimo quando esso venga svilito o relegato alla secondarietà o alla banalità esteriore.
Senza per nulla mancare verso il suddetto Sacramento della nostra iniziazione, la liturgia odierna ci invita tuttavia a considerare il battesimo al quale Gesù si sottomette senza riserve e senza restrizioni, ossia il lavacro esteriore di Giovanni, che imponeva come condizione previa il pentimento di tutti i peccati. Gesù, Figlio di Dio, vi si assoggetta pur non necessitando egli stesso di remissione da colpa alcuna, dimostrando così di essere sovrano sul peccato, ma allo stesso tempo solidale con i peccatori. Se Gesù non si fosse collocato in fila con tutti questi penitenti che aspiravano al perdono di Dio, avrebbe certamente fatto un atto di puro esibizionismo e di mera autoesaltazione, mostrando nient'altro che vana cultualità di se stesso sulla massa. Invece Gesù si colloca dalla parte dei peccatori, conversa con loro, attende con essi e accanto ad essi di poter ricevere l'immersione nel Giordano con i medesimi sentimenti di chi ha compreso le proprie malefatte e ora chiede umilmente perdono a Dio. Si comporta insomma come peccatore pur non essendolo effettivamente, e anche se nulla ha da rimproverarsi diventa in un certo qual modo oggetto di rimprovero. Che Gesù si sia incarnato per la salvezza dei peccatori e se egli offrirà se stesso come vittima di espiazione per le nostre colpe, il suo presenziare al Giordano fra la folla sottende che egli effettuerà la sua redenzione non prima di aver concepito lui stesso ciò che significa sentirsi peccatori e quale sia lo stato d'animo di chi chiede perdono dopo essersi ravveduto.
Avvicinare amichevolmente i peccatori, comunicare con loro, soffermarsi a condividere con loro problemi, angosce e stati d'animo sarà di sprone per Gesù a concedere definitivamente se stesso sul legno della croce ed è esattamente questo che intende quando risponde al Battista: "Lascia fare per ora, perché si compia ogni giustizia". Perché in effetti è necessario che in tutto e per tutto si realizzino i voleri del Padre, che prevedono anche l'umiltà ordinaria prima ancora di quella straordinaria. Non sempre si possiede realmente una virtù quando la si esterna nelle grandi occasioni: occorre che essa si palesi sia nei piccoli episodi sia in quelli di grande rilevanza e pertanto Gesù dimostra adesso, in questo piccolo gesto di umile sottomissione quella che sarà la sua grande predilezione per l'uomo sulla croce. Gesù è colui che pur non conoscendo peccato, viene trattato da peccato in nostro favore" (2Cor 5, 20) fino alla conoscenza diretta del peccato e delle sue conseguenze morali per l'uomo.
Ma l'evangelista dimostra che l'annichilimento di Gesù non sarà affatto inutile, visto che subito dopo, uscendo dalle acque del Giordano, Gesù viene immediatamente istituito Figlio di Dio dallo Spirito Santo che viene descritto con la dolcezza metaforica di una colomba che discende dall'alto: non una realtà, ma un'immagine che sottende il procedere cadenzato dello Spirito che senza per nulla imporsi o sconvolgere l'uomo interviene nella sua profondità con la sua presenza e con i suoi doni. Lo Spirito Santo, che aveva già reso il Cristo Figlio di Dio nell'incarnazione, adesso consolida questa sua identità di figliolanza nel vincolo ancora più solido con il Padre, che scaturisce appunto nient'altro che da un semplice atto di umiltà: Egli è il Figlio di Dio prediletto" che d'ora in poi indicherà a tutti la via della salvezza negli insegnamenti verbali e nelle opere.
Proprio nella fattispecie del sommo sacerdote di cui alla Lettera agli Ebrei, avviene adesso che dall' abbassamento consegue per Gesù l'immediato innalzamento da parte di Dio Padre.
Di moniti se ne potrebbero trarre tanti da questo episodio al Giordano, ma il più eloquente sembra essere quello della necessità di riconoscere ciascuno le proprie colpe e di ammettere noi stessi come peccatori insolventi davanti a Dio e davanti agli altri, poiché non c'è nulla di più gratificante che essere umili, in quanto proprio questo è garanzia di successo e di vera grande affermazione.

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