16 gen 2017

cactus & succulent

PAPA FRANCESCO - Senza replay - Ebrei (3, 7-14).


PAPA FRANCESCO - Senza replay - Ebrei (3, 7-14).

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giovedì, 12 gennaio 2017 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.9, 13/01/2017) 

«Oggi» e «cuore» sono le due parole che Papa Francesco ha indicato come cardini per un esame di coscienza personale dello stato di salute del proprio rapporto con Dio e con i fratelli. Per questa sua meditazione, nella messa celebrata giovedì mattina, 12 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta, Francesco ha preso le mosse dalla prima lettura, tratta dalla lettera di san Paolo agli Ebrei (3, 7-14).
«C’è lo Spirito Santo che ci parla» ha fatto notare il Papa, ripetendo proprio le prime parole del brano liturgico: «Fratelli, come dice lo Spirito Santo». E «in questo passo della lettera agli ebrei — ha spiegato — ci sono due parole che lo Spirito Santo ripete: “oggi” e “cuore”». Scrive infatti Paolo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori». Poi «nel salmo del lezionario — ha aggiunto Francesco citando il salmo 94 — abbiamo chiesto questa grazia: che il nostro cuore non venga indurito, non sia duro».
«Oggi», dunque, è la prima parola. Ma «l’oggi del quale parla lo Spirito Santo — ha spiegato il Pontefice — è la nostra vita, è un oggi, come dice lo stesso Spirito, “pieno di giorni”, ma è un oggi». È «un oggi dopo il quale non ci sarà un replay, un domani: oggi». E «il tramonto sarà più vicino o più lontano, ma è oggi, un oggi scelto da Dio, un oggi nel quale noi abbiamo ricevuto l’amore di Dio, la promessa di Dio di trovarlo, di essere con lui; un oggi nel quale tutti i giorni di questo oggi possiamo rinnovare la nostra alleanza con la fedeltà a Dio». Ma è comunque un «oggi», perché «c’è soltanto un solo oggi nella nostra vita».
Certo, ha riconosciuto Francesco, «la tentazione è sempre quella di dire: “sì, sì, farò domani”». È «la tentazione del domani che non ci sarà, come Gesù stesso ci spiega nella parabola delle dieci vergini: le cinque stolte sono andate a comprare l’olio che non avevano» dicendosi a vicenda: «Sì, sì, dopo, domani, dopo, vado, dopo vengo». Però, alla fine, «quando sono arrivate, la porta era chiusa».
Dunque, ha insistito il Papa, la vita «è oggi: un oggi che incomincia e un oggi che finisce; un oggi pieno di giorni, ma è oggi». A questo proposito il Pontefice ha riproposto anche la parabola che racconta di quell’uomo «che è andato dal Signore e bussava alla porta: “Signore, aprimi, sono io, non ti ricordi? Ho mangiato con te, sono stato con te”». Ma il Signore gli risponde: «Non ti conosco, sei arrivato tardi».
«Questo lo dico non per spaventarvi — ha rassicurato Francesco rivolgendosi ai presenti — ma semplicemente per dire che la vita nostra è un oggi: oggi o mai. Io penso a questo. Il domani sarà il domani eterno, senza tramonto, con il Signore, per sempre, se io sono fedele a questo oggi». E, ha proseguito, «la domanda che vi faccio è questa che fa lo Spirito Santo: come vivo io, questo oggi?».
«L’altra parola» che si trova nel passo della lettera agli Ebrei proposto dalla liturgia è «cuore». Noi «con il cuore conosciamo Dio, incontriamo il Signore». Ma «com’è il nostro cuore?». San Paolo dà un consiglio preciso nella lettera: «Non indurite i vostri cuori». Allora è bene chiedere a se stessi se «il mio cuore è duro, è chiuso», magari anche «senza fede, perverso, sedotto». Del resto, «Gesù rimprovera tante volte» gli uomini «tardi di cuore, tardi a capire». Ed è proprio «nel nostro cuore» che «si gioca l’oggi». Ecco perché dobbiamo domandarci se «il nostro cuore è aperto al Signore».
«A me sempre colpisce — ha confidato Francesco — quando trovo una persona anziana, tante volte un sacerdote o una suorina, che mi dice: “Padre, preghi per la mia perseveranza finale”». A quella persona viene naturale chiedere se ha «paura», dopo aver vissuto «bene tutta la vita, tutti i giorni» del suo «oggi nel servizio del Signore». Ma non è certo questione di paura, tanto che quelle persone rispondono: «La mia vita non è ancora tramontata, io vorrei viverla pienamente, pregare perché l’oggi arrivi pieno, pieno, con il cuore saldo nella fede e non rovinato dal peccato, dai vizi, dalla corruzione».
Sono soprattutto «due parole», quindi, che ci vengono riproposte dalla liturgia e che il Papa ha invitato a fare proprie. Anzitutto «oggi: questo oggi pieno di giorni ma che non si ripeterà; l’oggi, i giorni si ripetono finché il Signore dice “basta”». Ma «l’oggi non si ripete: la vita è questa». La seconda parola è, appunto, «cuore». E noi dobbiamo avere sempre un «cuore aperto al Signore, non chiuso, non duro, non indurito, non senza fede, non perverso, non sedotto dai peccati». E «il Signore ha incontrato tanti che avevano il cuore chiuso: i dottori della legge, tutta questa gente che lo perseguitava, lo metteva alla prova per condannarlo, e alla fine sono riusciti a farlo».
«Andiamo a casa — ha concluso Francesco — con queste due parole soltanto», domandandoci: «com’è il mio oggi?». Senza mai dimenticare che «il tramonto può essere oggi stesso, questo giorno o tanti giorni dopo». Ma è bene verificare «come va il mio oggi nella presenza del Signore». E chiederci anche «com’è il mio cuore: è aperto, è saldo nella fede, si lascia condurre dall’amore del Signore?». E «con queste due domande — ha suggerito il Papa — chiediamo al Signore la grazia di cui ognuno di noi ha bisogno».

14 gen 2017

San Giovanni Battista, Pinturicchio

OMELIA II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (15/01/2017)


Lo Spirito e l'Agnello

padre Gian Franco Scarpitta  

OMELIA II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (15/01/2017)

Non soltanto Giovanni parla di Gesù come colui al quale non è degno di sciogliere il legaccio dei sandali, ma gli rende testimonianza, si direbbe, in ragione di una rivelazione divina: "Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo." Si discute fra studiosi ed esegeti se Gesù e Giovanni si fossero conosciuti prima di adesso, anche perché la rivelazione che Giovanni riceve sembra parlargli del Messia come di qualcuno a lui estraneo, di cui non aveva conoscenza diretta. Fatto sta che adesso Giovanni di mostra destinatario di una rivelazione di Dio: Gesù Cristo, che abbiamo visto da lui battezzato fuoriuscire dall'acqua del Giordano, è colui sul quale lo Spirito Santo non soltanto discende e permane, ma anche colui che si farà fautore dello stesso dono dello Spirito a terzi. Dal lavacro battesimale in poi Gesù sarà infatti guidato dallo Spirito e da lui condotto, si sottometterà alla sua assistenza e sempre lo Spirito lo indirizzerà a vincere le tentazioni del maligno e ad affrontare anche il flagello e la croce, ma dalla crocifissione alla risurrezione fin dopo la Pentecoste, Gesù di questo Spirito sarà apportatore: lui stesso ne farà dono sia ai discepoli riuniti nel cenacolo quando egli appare da Risorto (A chi rimetterete i peccati resteranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi) sia agli stessi discepoli che a Gerusalemme proromperanno con coraggio della comunione e nell'evangelizzazione alla presenza di tante rappresentanze di popolo (At 2). Questo può testimoniarlo Giovanni, sia pure indirettamente e per inciso. Ma il Battista è in grado di garantire soprattutto che Gesù, sempre nello Spirito Santo, amministrerà un nuovo battesimo, avente esso stesso la grazia di rimuovere il peccato e di rigenerare dall'alto ogni uomo che lo riceve. La testimonianza di Giovanni è credibile e apportatrice di consolazione, essa si fonda su una fede stabile e provata che lo porterà anche ad affrontare l'arresto e il martirio, ha già orientato molte persone alla conversione e al mutamento della coscienza e indirizzerà tutti quanti verso la salvezza apportata dal Figlio di Dio. Giovanni testimonia il Cristo di gran lunga superiore a lui perché glorioso e invitto, ma la sua attestazione si rende ancora più convincente per il fatto che, oltre a preconizzare la sua grandezza, testimonia anche l'umiliazione di cui è stato capace. In parole povere, testimonia il Cristo datore dello Spirito, perché innanzitutto Agnello immolato, vittima. Giovanni sa benissimo infatti che la remissione dei peccati da parte del Salvatore si realizza soprattutto con quella che sarà l'immolazione e la tragica morte a vantaggio degli uomini: Cristo sarà fautore di grazia e di perdono perché espierà egli stesso sulla sua carne le colpe i tutti gli uomini. Mentre nell'antica alleanza occorrevano sacrifici di vittime animali a fare da capro espiatorio dei peccati del popolo, adesso è lo stesso Cristo vittima e Agnello immolato.
Il Figlio di Dio mandato nel mondo è "vittima di espiazione dei nostri peccati", non solo dei nostri, ma dell'intera umanità (1Gv 4,10), Colui grazie al quale si compie quello che l'umanità stessa non potrebbe con le sue sole forze ma per cui è necessario l'intervento gratuito e misericordioso di Dio.
In tal modo Dio entra nella nostra vita per imprimervi la sua novità e per farci uscire dalla nostra abituale freddezza e indifferenza. In Cristo Dio innanzitutto si schiera dalla parte dell'uomo e si mostra interessato alle sue vicende e all'avventura della sua vita, anche quando questa non concede tregua. Entrando nella vita dell'uomo l'assume fino in fondo entrando in empatia con tutti, condividendo con noi ogni cosa e soprattutto lo smarrimento fondamentale che comporta il nostro essere peccatori. Se Dio non si fosse incarnato avrebbe certamente compreso la fragilità della nostra condizione, ma non avrebbe condiviso appieno il nostro stato e la debolezza perenne che ci caratterizza. Invece facendosi uomo egli stesso è diventato capace di compatire le nostre infermità (Eb 4, 15). E in tal modo ci esorta a confidare nella sua vicinanza, consolandoci di non essere soli nella faticosa vicenda di essere uomini. Agnello immolato e poi datore dello Spirito, Cristo ci indirizza e ci conduce, provocandoci e invogliandoci ad uscire da noi stessi e soprattutto ponendo nel suo vangelo una valida alternativa alla realtà perniciosa del peccato.
Soprattutto con il sacramento del battesimo da lui istituito nello Spirito Santo, Gesù liberandoci dal peccato originale e rigenerandoci nel suo lavacro purificatori dimostra di "fidarsi" di noi, rendendoci membra del suo stesso corpo e partecipi della sua missione e della sua opera di salvezza.
E nel nostro battesimo diventa esperienza reale ciò che per Giovanni era stato testimonianza.

07 gen 2017

CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO (celebrazione)


CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO

Gennaio 2016

O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola dell'apostolo Paolo, concedi anche a noi, che oggi ricordiamo la sua conversione, di essere testimoni della tua verità e di camminare sempre nella via del Vangelo.
   
Prima Lettura  At 22,3-16
Alzati, ricevi il battesimo e làvati dai tuoi peccati, invocando il nome di Gesù.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilìcia, ma cresciuto in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne, come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damàsco e partii per condurre anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti. 
Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damàsco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Sàulo, Sàulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. 
E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damàsco. 
Un certo Ananìa, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Sàulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. 
Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome». 

Oppure:
Prima Lettura  At 9,1-22
Signore,che vuoi che io faccia? 
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Sàulo frattanto, fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagòghe di Damàsco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. 
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». 
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Sàulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. 
Ora c'era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa e il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». 
Ma il Signore disse: «Va', perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». 
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo». E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. 
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?». Sàulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damàsco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Salmo Responsoriale  Salmo 116
Proclamerò ai popoli il nome del Signore.   
Lodate il Signore, popoli tutti.
voi tutte, nazioni, dategli gloria.
Forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura in eterno   

Canto al Vangelo  Cf Mc 16,15
Alleluia, alleluia.
Andate in tutto il mondo, dice il Signore.
e predicate il mio vangelo
Alleluia.  

Vangelo  Mc 16,15-18
Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo. 
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». 

Commento
"Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura".
Annunciare il Vangelo non è un optional. Non è solo per qualcuno. Non è un privilegio riservato ai "missionari".
Annunciare il Vangelo è costitutivo dell'essere cristiani, battezzati, cresimati, figli della Chiesa.
Ma cos'è l'annuncio?
E' donare ciò che si è ricevuto sia attraverso la catechesi che attraverso la propria esperienza personale.
L'una illumina l'altra. La catechesi kerygmatica, l'annuncio ricevuto dalla Chiesa muove a conversione. 
La salvezza sperimentata illumina e rende viva sulla propria carne la catechesi ricevuta.
Non c'è limite di luogo, di spazio o situazione.
Dove tu vivi e sei, li annuncia.
Di fatto, San Paolo, non avrebbe potuto annunciare il vangelo sopra ogni fatica se non avesse incontrato Cristo e la Chiesa a Damasco.
Non avrebbe potuto annunciare Cristo, il fariseo Saulo che perseguitava Cristo stesso nella Chiesa, se non fosse andato da Anania e non fosse stato confermato nella fede e non gli fossero cadute le scaglie dagli occhi.
Non sarebbe stato fecondo nell'annuncio se non avesse incontrato "le colonne" della Chiesa e non avesse ricevuto la loro benedizione.
Ecco che il tema della conversione, perno del vangelo della imminente festività, ritorna come fulcro portante dell'essere di Paolo.
Paolo è un convertito. 
E' uno che ha veramente incontrato Gesù e la Chiesa e che da prepotente dottore della legge diventa umile discepolo della scuola di Dio.
Ma l'umiltà è un cesello che Dio opera attraverso le innumerevoli prove che quest'uomo ha dovuto vivere sulla propria pelle.
Se non fosse passato per il crogiolo della fatica, a volte umanamente insostenibile; se non fosse passato attraverso la tortura, l'incomprensione, il dileggio, la prigionia, l'impotenza, non avrebbe spezzato se stesso e non sarebbe stato fecondo.

Quindi se Maria è la credente, Paolo è l'uomo che si converte. 
L'uomo che cammina nella conversione.
Questo è il suo insegnamento e la sua icona per noi.

Ma anche un altro segno traspare dalla sua vita.
Paolo si convertiva annunciando; annunciando si convertiva.
E' l'annuncio, opportuno o inopportuno (cioè umanamente non conveniente - non buonista, arruffa consensi, di piaggeria, corretto politicamente, ecc.), che converte Paolo.
E' annunciando che si rafforza la fede del credente.
Se infatti la fede non viene donata e ri-donata ma rimane nella sfera del privato (quello che vogliono i "liberalisti" o i frequentatori del "politichese" di ogni tempo), pian piano si affievolisce e spegne o si trasforma in uno sberleffo che accarezza i sensi dello spirito dell'uomo ma non lo eleva. Non lo trasfigura. 
Anzi lo uccide piano piano con la parvenza di spiritualità.
Chi non annuncia, cioè non condivide il bene ricevuto, è un folle e un suicida.
La morte del cattolico è pari alla sua accidia. 
Accidia nell'annuncio, pigrizia nella ricerca di piacere sempre più a Dio. 
Se il cattolico vuole piacere a se stesso e al quieto vivere calpesta e bestemmia il dono ricevuto.
Senza litigiosità ma con fermezza il cattolico annuncia tutto il bene che ha ricevuto perché sa che in gioco è la propria salvezza e la salvezza dei fratelli. 
Questo è il bene più grande e non certo la salute fisica, come San Paolo ci ha mostrato con la sua vita; Paolo, discepolo e servo del Cristo povero e crocifisso.
Se infatti c'è la salute del cuore c'è la vita anche se si è prigionieri come San Paolo, o derisi, vilipesi, impotenti.
Non c'è stato inaftti periodo più fecondo per l'apostolo di quello in cui, prigioniero con catene, in arresti domiciliari - tanto che in ogni suo bisogno veniva seguito dal carceriere e dalle sue catene - poteva effondere l'amore per Cristo e per la Chiesa.
Anzi proprio nell'impotenza e nella persecuzione (e nella prigionia delle catene imposte dall'esterno) risplende l'agire di Dio e quindi, se stiamo seguendo veramente Cristo, anche la nostra gioia profonda.
Quella che nessuno ci può togliere e che si fonda su l'amore di Dio in Cristo per noi e per i fratelli.

Paul 

06 gen 2017

Baptismo of the Lord

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A) - UMILTÀ ORDINARIA PRIMA CHE STRAORDINARIA


BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A) - UMILTÀ ORDINARIA PRIMA CHE STRAORDINARIA

padre Gian Franco Scarpitta  

Riti di abluzione esteriore con acqua erano tipici anche al di fuori dal cristianesimo in tutti i tempi antichi, e anche quella di Giovanni era una prescrizione puramente formale, che prevedeva l'avvenuto ravvedimento dai peccati. Il Battista prevedeva infatti che chi si avvicinava a lui avesse già confessato i propri peccati, avesse optato per un ravvedimento e un proposito di emendamento, che fosse risoluto a cambiare vita e a ben disporsi per il futuro. Della realizzazione di tutto questo processo era significazione esteriore il rito dell'acqua al fiume Giordano: bagnarsi era indice di avvenuta conversione. Il Battesimo che poi instaurerà Gesù sarà invece un battesimo "in acqua e Spirito Santo", il quale sarà esso stesso a rimettere i peccati e a rigenerare; non sarà solamente un segno ma realizzerà quanto significa. Lo Spirito Santo, in altri casi associato al fuoco (Mt 11, 3), rinnoverà il soggetto che viene battezzato, restaurandolo fino in fondo perché distruggerà tutto ciò che in lui corrobora e distrugge. Esso sarà un lavacro di rigenerazione nel quale tutti siamo chiamati a morire al peccato, e che anzi ci farà morire esso stesso al peccato facendoci rinascere a vita nuova. A differenza che nel lavacro istituito da Giovanni, il Sacramento voluto da Gesù sarà amministrato da Cristo stesso che nella forma invisibile, attraverso un segno visibile, opererà la nostra trasformazione. Qualsiasi digressione sul Battesimo di Gesù non sarà mai sufficiente, poiché esso ci riguarda tutti indistintamente, poiché comporta la nostra iniziazione cristiana, l'incipit della nostra vita in Cristo e il fondamento su cui reggeranno tutti i passi successivi per guadagnare la salvezza e consolidare in noi la vita eterna (che lo stesso Battesimo conferisce). Come pure non sarà mai abbastanza raccomandare con insistenza l'opportuna preparazione previa al Battesimo ai catechisti e ai genitori che presentano in chiesa i propri bambini molto spesso semplicemente allo scopo di esaltarli con il fasto di un esteriore festeggiamento. Il Sacramento di Cristo è il vestibolo d'ingresso alla vita e alla santità, il fondamento da cui tutto ha inizio in quanto tutto con esso inizia trova ragion d'essere e non è mai legittimo quando esso venga svilito o relegato alla secondarietà o alla banalità esteriore.
Senza per nulla mancare verso il suddetto Sacramento della nostra iniziazione, la liturgia odierna ci invita tuttavia a considerare il battesimo al quale Gesù si sottomette senza riserve e senza restrizioni, ossia il lavacro esteriore di Giovanni, che imponeva come condizione previa il pentimento di tutti i peccati. Gesù, Figlio di Dio, vi si assoggetta pur non necessitando egli stesso di remissione da colpa alcuna, dimostrando così di essere sovrano sul peccato, ma allo stesso tempo solidale con i peccatori. Se Gesù non si fosse collocato in fila con tutti questi penitenti che aspiravano al perdono di Dio, avrebbe certamente fatto un atto di puro esibizionismo e di mera autoesaltazione, mostrando nient'altro che vana cultualità di se stesso sulla massa. Invece Gesù si colloca dalla parte dei peccatori, conversa con loro, attende con essi e accanto ad essi di poter ricevere l'immersione nel Giordano con i medesimi sentimenti di chi ha compreso le proprie malefatte e ora chiede umilmente perdono a Dio. Si comporta insomma come peccatore pur non essendolo effettivamente, e anche se nulla ha da rimproverarsi diventa in un certo qual modo oggetto di rimprovero. Che Gesù si sia incarnato per la salvezza dei peccatori e se egli offrirà se stesso come vittima di espiazione per le nostre colpe, il suo presenziare al Giordano fra la folla sottende che egli effettuerà la sua redenzione non prima di aver concepito lui stesso ciò che significa sentirsi peccatori e quale sia lo stato d'animo di chi chiede perdono dopo essersi ravveduto.
Avvicinare amichevolmente i peccatori, comunicare con loro, soffermarsi a condividere con loro problemi, angosce e stati d'animo sarà di sprone per Gesù a concedere definitivamente se stesso sul legno della croce ed è esattamente questo che intende quando risponde al Battista: "Lascia fare per ora, perché si compia ogni giustizia". Perché in effetti è necessario che in tutto e per tutto si realizzino i voleri del Padre, che prevedono anche l'umiltà ordinaria prima ancora di quella straordinaria. Non sempre si possiede realmente una virtù quando la si esterna nelle grandi occasioni: occorre che essa si palesi sia nei piccoli episodi sia in quelli di grande rilevanza e pertanto Gesù dimostra adesso, in questo piccolo gesto di umile sottomissione quella che sarà la sua grande predilezione per l'uomo sulla croce. Gesù è colui che pur non conoscendo peccato, viene trattato da peccato in nostro favore" (2Cor 5, 20) fino alla conoscenza diretta del peccato e delle sue conseguenze morali per l'uomo.
Ma l'evangelista dimostra che l'annichilimento di Gesù non sarà affatto inutile, visto che subito dopo, uscendo dalle acque del Giordano, Gesù viene immediatamente istituito Figlio di Dio dallo Spirito Santo che viene descritto con la dolcezza metaforica di una colomba che discende dall'alto: non una realtà, ma un'immagine che sottende il procedere cadenzato dello Spirito che senza per nulla imporsi o sconvolgere l'uomo interviene nella sua profondità con la sua presenza e con i suoi doni. Lo Spirito Santo, che aveva già reso il Cristo Figlio di Dio nell'incarnazione, adesso consolida questa sua identità di figliolanza nel vincolo ancora più solido con il Padre, che scaturisce appunto nient'altro che da un semplice atto di umiltà: Egli è il Figlio di Dio prediletto" che d'ora in poi indicherà a tutti la via della salvezza negli insegnamenti verbali e nelle opere.
Proprio nella fattispecie del sommo sacerdote di cui alla Lettera agli Ebrei, avviene adesso che dall' abbassamento consegue per Gesù l'immediato innalzamento da parte di Dio Padre.
Di moniti se ne potrebbero trarre tanti da questo episodio al Giordano, ma il più eloquente sembra essere quello della necessità di riconoscere ciascuno le proprie colpe e di ammettere noi stessi come peccatori insolventi davanti a Dio e davanti agli altri, poiché non c'è nulla di più gratificante che essere umili, in quanto proprio questo è garanzia di successo e di vera grande affermazione.